Claudia La Barbera | Tradurre la cosmetica dalle lingue rare (arabo-italiano)
Traduzione, Arabo, Revisione, Cosmetica, Beauty, Profumi, Traduttori, lingue rare
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Tradurre il “beauty” e farsi le domande giuste

Tradurre il “beauty” e farsi le domande giuste

(Attenzione: post frivolo)

Questa è la disavventura di una traduttrice che aveva il compito di revisionare un testo tradotto dall’italiano all’arabo, settore cosmetico, in sostanza doveva capire se il collega, di lingua araba e di sesso maschile, avesse inteso bene il testo originale in italiano. Tra questi vi era un sapone, tra le sue note profumate c’era la cipria.

Oddio. La cipria? È un profumo? La traduttrice guarda la traduzione in arabo proposta dal collega: “Profumo di polvere per il viso”. Si capisce, ha dispiegato il concetto, ma forse non va proprio… bene.

Certo, facile dire “è sbagliato”,  il problema è che la traduttrice – di lingua italiana e di sesso femminile – una soluzione migliore proprio non ce l’ha. Il collega ha ragione, cos’è la cipria? È quella polvere che si mette sul viso, che serve ad opacizzare e fissare il trucco, con quel caratteristico profumo di… cipria, appunto!

Ma lei non usa la cipria, usa l’amido di riso. Sua nonna usava la cipria, la teneva in un bellissimo vasetto di porcellana, ancora impregnato di quell’odore dolce, prepotente. Ma è chiaro, si mette quella polvere lì nel sapone, come il borotalco nel bagnoschiuma. Cos’è il borotalco? Acido borico e talco, del secondo c’è anche la parola in arabo, anzi “talco” è proprio un calco dall’arabo.

La cipria non è arabo, no. Da dove viene?

Il talco lo estraggono a Zignago. La cipria verrà da Cipro. Lo dice anche il Devoto Oli: “Da (polvere) Cipria ‘di Cipro’, 1802”. Cipro, Cipride, Venere, bellezza… sì, può essere.

Prima di andare su internet la traduttrice entra in bagno, passa in rassegna dei prodotti per la toeletta uno per uno, creme, maschere, balsami, saponi, campioncini dell’erbolario: rosa mosqueta, rosa normale, pepe rosa, argan, iris, mughetto… Niente cipria.

Consulta Wikipedia: “Paracelso dice che la polvere di Cipro è usata come profumo, tratta da semi dell’ambretta (hibiscus abelmocus) e che spande odore d’ambra”. Quindi la cipria è ambra? No.

Forse il suo profumo preferito, Hermés Eau de Merveilles – una follia, pagata xxx euro nel 2009 – le fornirà qualche informazione in più: “note di testa: quercia, cedro, vetiver, balsamo del Perù; note di cuore: ambra grigia, note di fondo: limone d’Italia, arancia, elemi, bacche rosa, pepe d’Indonesia”. Niente.

Va per i siti e blog dedicati ai profumi: essenze, fragranze, note profumate, famiglie olfattive e tribù francesi. Trova qualcosa per puro caso: la cipria è un profumo sì, creato nel 1915 da un certo Francois Coty, imprenditore francese. Fu un successo commerciale tale che divenne una famiglia olfattiva. Il profumo si chiamava “Chypre”. Ci siamo.

Cipro era tra le mete preferite dell’alta società della Belle Époque. Cipro, Venere, Mediterraneo, sensualità, fertilità, donna. Ogni epoca ha la sua suggestione.

Tutto quadra. Ok, ora ha le parole chiave giuste per cercare un riscontro in arabo, che in fatti trova quasi subito in un blog. E come è stato tradotto? Non è stato tradotto, è stato traslitterato, “Chypre” è un nome commerciale, come “Biopresto”.

Era tutto molto semplice. E la traduttrice molto ignorante, con tutto che legge “Vogue”, così ignorante da non porsi le domande giuste e perdere una giornata dietro alla cipria.

Già, le domande giuste. Ma come si fa a porsi le domande giuste se non si ha idea di quello che si traduce? Bella la sensazione di superiorità ed indispensabilità rispetto al collega, arabofono e maschio che “poveretto non ci arriva e fa quello che può”. Ghe pensi mi! Certo.

Poi si è ricordata di quando, agli inizi della sua attività, ha tradotto dei testi con la stessa disposizione psicologica con cui traduceva le versioni di greco nell’ora di verifica, con il panico della campanella e senza capire il senso globale del testo. Una dilettante.

Quanto è pericolosa e meschina la sensazione di indispensabilità, quella “S” di Superman che compare sul petto quando si è interpellati e si è convinti, in virtù di una presunta innata inferiorità del collega, di salvare la traduzione e la Patria.

A proposito, la caratteristica di “Chypre” è l’accordo di bergamotto, rosa, gelsomino, muschio di quercia, patchouli e labdano.

Piaciuto il post? Fammelo sapere!

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