Claudia La Barbera | Terminologia documenti giuridici nelle traduzioni arabo-italiano
Terminologia documenti giuridici nelle traduzioni arabo-italiano
Traduzione, arabo, terminologia, testi giuridici
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Traduzioni arabo-italiano: quando nella terminologia qualcosa non funziona

Traduzioni arabo-italiano: quando nella terminologia qualcosa non funziona

Qualche giorno fa lavoravo alla traduzione di un testo redatto in Arabia Saudita, un’opposizione alla registrazione di un marchio commerciale.
Al di là del documento specifico, ho imparato che quando si intraprende un nuovo progetto di traduzione la prima cosa che si dovrebbe fare è “apparecchiarsi la tavola”.

Primo: predisporre i testi giuridici in italiano, codici di riferimento, siti specializzati. Nel caso in questione mi sono serviti molto il sito del Ministero per lo Sviluppo Economico – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi e quello di Altalex.

Secondo: cercare e salvare i testi giuridici in arabo del paese in cui il documento è stato redatto. Non è difficile poiché nei contenziosi gli articoli di riferimento vengono quasi sempre menzionati, l’Arabia Saudita non fa eccezione.

Terzo: provare a cercare la traduzione corrispondente in una lingua “ponte”, nel caso dell’Arabia Saudita in inglese.
Se la troviamo, siamo quasi a cavallo.

Quasi.

In rete infatti si trovano molti post interessanti, pubblicati in inglese da studi legali internazionali, sulle leggi vigenti nei Paesi del Golfo, in particolare sul diritto commerciale.
Ma il nostro obiettivo è la corrispondenza dei termini. Ed è anche il problema degli studi legali suddetti (o la loro fortuna).

Esistono traduzioni in inglese di testi giuridici arabi anche molto diffuse ed utilizzate, il problema è che non sono ufficiali, quindi la correttezza della corrispondenza terminologica non è garantita. Ciascuno può interpretare e tradurre quasi come vuole.

No traduzione ufficiale, no condivisione, no certezze.

Mi sono imbattuta in un articolo on line di uno studio legale piuttosto grande che riferendosi alla traduzione dall’inglese all’arabo della X edizione della classificazione di Nizza sui marchi commerciali (il post è del 2016, ora siamo all’XI edizione) diceva:

As trade mark applications are filed in Arabic in Saudi Arabia, the list has been compiled using Arabic translations of the English guide. As with all translations, this has lead to some inconsistencies (…) Accordingly, great care should be taken when preparing the Arabic version of the specification for filing at the Trade Marks Office to avoid surprises when trying to enforce a registration.

Oh my God.

Quindi se io traduco dall’arabo qualcosa che è già stato tradotto dall’inglese, con una buona dose di rischio e di “inconsistency”, sarà difficile trovare un riscontro sicuro nella terminologia che dovrò rendere in italiano.

Se i termini in arabo provengono da una traduzione non condivisa dall’inglese, quindi di per sé discutibile, ciascuno può farne l’uso che vuole, in tutti contesti, anche nella compilazione dei glossari on line (e qui sarebbe da aprire una parentesi su Proz…). E anche se la fonte fosse autorevole, come un dizionario specialistico – ad esempio il mitologico Faruqi per gli arabisti – in quale misura trova riscontro nella vita reale?

L’unica cosa che riduce il rischio è leggere e capire i testi giuridici in italiano, tradurre con senso critico e se qualcosa non torna contattare un esperto del settore. E insisto sull’importanza della collaborazione col cliente.

Certo la tempistica è un elemento fondamentale. Il traduttore esperto sa valutare correttamente il tempo di cui ha bisogno per produrre una traduzione apprezzabile, in quanto ha la reale percezione delle criticità del testo. Se in fase di preventivo stabilisce tempi più lunghi rispetto alle aspettative / esigenze del cliente, un motivo ci sarà.

Vale la pena avere un po’ più di pazienza e fidarsi del traduttore.

2 Comments
  • Ulisse Santus
    Posted at 10:12h, 12 ottobre Rispondi

    Bravissima Claudia, un articolo molto stimolante!
    Per riportare la mia esperienza in merito, posso aggiungere che con il tempo sono arrivato a servirmi principalmente (se non quasi esclusivamente) del secondo punto: *testi giuridici in arabo*. Perché? Cercherò di illustrarlo in sintesi qui sotto.

    Il lessico giuridico italiano, ovviamente, va conosciuto, quindi i testi di riferimento nella nostra bella lingua servono e vanno consultati sovente. Ma – c’è sempre un “ma” – devono essere utilizzati con cognizione di causa; in quanto al di là della somiglianza di espressioni occorre fare molta, molta attenzione alla sovrapponibilità del contenuto che sta dietro quelle espressioni. Mi spiego… Non è detto che, come ho potuto constatare più di una volta, un reato con una medesima denominazione sia definito (nei suoi differenti elementi costitutivi) nella medesima maniera in due ordinamenti penali differenti. Ora, se nell’ambito di un processo penale ci si limita a tradurre, ad esempio, con “aggiottaggio” o “omicidio preterintenzionale” le corrispondenti espressioni arabe, lo studio legale per il quale lavoriamo sarà indotto a formulare le sue riflessioni sui reati così come sono concepiti nell’ordinamento giuridico italiano. In questo caso è invece compito del traduttore fare presente al Cliente cosa nello specifico intenda il legislatore di quel paese arabo con “aggiottaggio” o “omicidio preterintenzionale”. E come si può fare questo? Solo in un modo: andando a leggere e a tradurre (riportandolo in nota o in comunicazione separata in allegato) i contenuti degli articoli del Codice penale ( o civile, commerciale, di diritto familiare….) di riferimento, in maniera da fornire allo studio legale in questione gli elementi esatti e precisi utili a svolgere il proprio lavoro. Ma tutto questo, ovviamente, richiede tempo, molto tempo. Ed il costo del lavoro deve tenerne conto. Purtroppo non tutti i Clienti lo capiscono, e preferiscono risparmiare sul servizio di traduzione, senza pensare ai grossi danni che un lavoro di bassa qualità può arrecare loro.

    Per questi motivi, anche l’utilizzo di “lingue ponte” perde di importanza. Anzi, i problemi di “sovrapponibilità” si presentano ugualmente e vanno risolti confrontandosi con un sistema giuridico differente sia da quello di partenza che da quello di arrivo. Quindi, meglio evitarle ed andare alla fonte (legislazione in lingua araba).

    Concludendo ci tengo a fare presente che la mancanza di “sovrapponibilità” sopra illustrata, non riguarda solo articoli specifici o casi particolari, ma è più diffusa di quanto si creda: dalla classificazione dei reati, alle cariche all’interno di una società; dall’esistenza di pubblici ufficiali o funzionari giuridici propri solo di questo o quel paese, alla presenza di istituti giuridici da noi sconosciuti (perché legati alla tradizione islamica) o estremamente differenti… e via discorrendo. Ma mi fermo qui, che ho già sforato 🙂 .

    Il succo del discorso, comunque, è il tuo stesso, Claudia: “Vale la pena avere un po’ più di pazienza e fidarsi del traduttore”. Anche riguardo al prezzo.

    • Claudia La Barbera
      Posted at 12:09h, 12 ottobre Rispondi

      Ciao Ulisse,
      Grazie del tuo prezioso contributo!

      Siamo praticamente d’accordo su tutto.

      Riguardo ai testi giuridici italiani, credo che abbiamo detto la stessa cosa: vanno utilizzati con cognizione di causa.

      Sulle note riportate citando e traducendo gli articoli dalla lingua originale, come hai detto tu: non tutti i clienti lo apprezzano. Anzi, più di una volta mi sono sentita dire di togliere le note esplicative perché nessuno ha voglia di leggerle. Spesso le scambiano per un’insicurezza del traduttore che ha paura di fare delle scelte traduttive precise.

      Sulle “lingue ponte”, come spesso accade, dipende dal contesto. Ci sono testi redatti sulla falsa riga dei testi occidentali (francesi, inglesi, a seconda). Un po’ di tempo fa avevo tradotto un documento tunisino se non ricordo male, un atto costitutivo. Avevo consultato il Code des Sociétés Commerciales tunisino (in lingua araba) che si rifà abbastanza al Diritto societario francese per i motivi che conosciamo. A quel punto è difficile capire quale sia davvero davvero la lingua originale.
      Naturalmente in casi del genere chiedo la collaborazione di una collega, traduttrice legale francese-italiano esperta di diritto nei paesi del Maghreb, perché il francese non lo so…
      Insomma credo che le “lingue ponte” siano un elemento da tenere in considerazione. Questo però non deve sostituirsi al ragionamento, è chiaro.

      Sulla mancanza di sovrapponibilità in altri contesti: e lo sappiamo bene, è proprio questo il punto!
      Infatti sarà materia di altri post 😉

      Grazie ancora, Ulisse, buon lavoro!

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