Claudia La Barbera | traduzione, arabo, specializzazione, collaborazione del cliente
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Traduzioni e tormenti

Traduzioni e tormenti

“Privatizzazione”, termine relativamente nuovo che il Devoto Oli fa risalire al 1965. Ebbene in arabo ho letto ben nove corrispondenti, quasi tutte foriere di equivoci per il traduttore. Sono tentativi di assimilazione del concetto nella lingua araba, appunto.

Perché nove? Perché tra i madrelingua arabi non c’è accordo su come chiamare diverse cose: se per qualcuno “takhsìs significa “privatizzazione” per altri vuol dire “assegnazione”, se “tamlìk” per qualcuno sempre “privatizzazione”, per altri “titolarità”.

Il traduttore, specie quello dalle lingue “rare”, abituato al contorsionismo mentale – perché ha tradotto veramente di tutto – va alla ricerca di punti fermi, dizionari, glossari, forum, testi paralleli, ecc. oppure consulta i colleghi (il collega Tizio: “eh no, è sbagliato, vuol dire A”; per il collega Caio vuol dire B e per Sempronio vuol dire C).

È vero che alla fine solo il contesto può venire in soccorso e quindi la cosa migliore è conoscere bene l’argomento. Ma se anche una parola come “telefono” ha dieci (dico 10!) corrispondenti in arabo, significa che una questione interna esiste.

La conoscono bene i diretti interessati arabofoni ma all’atto pratico neppure loro possono farci molto.

Insomma, l’attività del traduttore può essere ricca di batticuori, con l’esperienza affievoliscono ma si presenteranno sempre nuove ed emozionanti eccezioni.

Allora che fare? Produrre un testo tra il plausibile e il letterale riempiendolo di “ndt”, così sceglie il cliente e il traduttore ne esce con l’animuccia candida? È una soluzione.

Un’altra potrebbe essere quella di specializzarsi quanto più possibile (non tutti hanno l’amico avvocato) come fanno altri onorevoli colleghi. Oppure, ancora meglio, chiedere la collaborazione del cliente. Non ho mai trovato nessun cliente diretto che mi abbia risposto “arrangiati”.

Morale: anche il tormento deve avere un suo campo di specializzazione, se non altro per dormire meglio la notte.

Sarà che vado verso i quaranta, ma i tormenti li reggo sempre meno.

Infatti faccio yoga.

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